La Russia ha dichiarato il lutto nazionale in seguito al peggiore attacco terroristico della sua storia dopo l’attentato del 2004 alla scuola di Beslan, dove morirono più di trecento persone, in gran parte bambini. Per le strade di Mosca sono subito comparsi manifesti in ricordo delle 140 vittime dell’attentato al Crocus city hall di Mosca. Accanto a questi nuovi cartelloni ce ne sono altri, anch’essi recenti, che incoraggiano i russi ad arruolarsi per andare a combattere nella cosiddetta operazione militare speciale, cioè la guerra in Ucraina. La notte del 24 marzo, giorno di lutto nazionale, undici vecchi bombardieri strategici Tu-95 si sono alzati in volo per attaccare le città ucraine di Kiev, Odessa e Leopoli. Questo lutto a suon di bombe mostra con grande chiarezza la trappola in cui il presidente Vladimir Putin ha trascinato la Russia. I piloti, con al braccio bende di lutto in memoria dei moscoviti uccisi dai terroristi, hanno lanciato una raffica di missili sulla popolazione ucraina. Nelle strade di Mosca il lutto sincero convive con gli appelli del governo a unirsi alle file degli assassini.

La spiegazione più diffusa dell’attacco terroristico di Mosca solleva molte domande, ma finora nessuno ne ha avanzata una più convincente. Quest’atto terroristico di estrema brutalità, l’assassinio di massa di civili innocenti, non accompagnato da rivendicazioni politiche specifiche, è nello stile del gruppo Stato islamico (Isis). Nei venticinque anni di potere di Putin ci sono stati molti attacchi terroristici, ma quello al Crocus è diverso dagli altri: l’unica ragione di tanta efferata violenza è la “guerra contro i cristiani”. Dal punto di vista dei fondamentalisti dell’Isis, la Russia è un paese occidentale come gli Stati Uniti o la Francia: tutti meritano di essere distrutti per consentire la nascita di un califfato globale.

La stessa battaglia

I paesi occidentali hanno collaborato con Mosca nella lotta al terrorismo dal momento della comparsa dell’Isis. Ufficialmente questa cooperazione è stata interrotta dopo l’aggressione russa all’Ucraina, nel febbraio 2022. Questo non significa che siano saltati anche i contatti personali tra gli agenti dei servizi di sicurezza russi e occidentali. Inoltre, le ambasciate degli Stati Uniti e di altri paesi, evidentemente in possesso d’informazioni d’intelligence, il 7 marzo avevano avvertito Mosca del rischio di un imminente attacco terroristico a raduni di massa, come concerti. Il Servizio federale russo per la sicurezza (Fsb, i servizi segreti interni) ha però ignorato l’avvertimento, preferendo concentrarsi sui sabotatori ucraini e le cellule estremiste lgbt. In una dichiarazione ufficiale Putin ha anche definito un ricatto e una provocazione la segnalazione dei servizi occidentali. La propaganda sta disperatamente cercando di collegare l’attacco terroristico all’Ucraina, perché è lì – insistono le autorità – che si annidano i “nemici della Russia”. Ma è già chiaro che questa tragedia è stata resa possibile dal grandioso fallimento dei servizi antiterrorismo russi, negli ultimi anni impegnati in tutto tranne che in quelli che dovrebbero essere i loro compiti: si sono occupati soprattutto di svolgere indagini politiche e di coprire le atrocità commesse dai russi nei territori occupati dell’Ucraina.

La Russia è chiaramente in guerra con il nemico sbagliato. L’Europa non minaccia in nessun modo il paese, e i suoi leader sono stati i primi a esprimere le condoglianze per i russi uccisi in quest’atto barbarico. È Putin, interessato solo a mantenere il potere, che ha identificato nella democrazia europea una minaccia e sta cercando di convincere i russi che il paese ha bisogno di seguire un suo “percorso speciale”, fatto di guerra e violenza.

Ma oggi le autorità russe si trovano in un vicolo cieco, perché è impossibile stabilire la differenza tra i propagandisti del Cremlino, come il politologo Aleksandr Dugin e il politico Dmitrij Medvedev, e i predicatori fondamentalisti. Anche se ovviamente combattono sotto bandiere diverse, sia i sostenitori della guerra in Ucraina sia i jihadisti pensano che il mondo moderno debba essere distrutto dalla legge del più forte e dicono di voler costruire una società nuova, fondata sulla lotta contro quelli che sono percepiti come infedeli. Per il Cremlino l’attentato al Crocus è stato un brutale scontro con la realtà.

Le notizie

◆ Intorno alle otto di sera del 22 marzo 2024 quattro uomini armati sono entrati nel Crocus city hall, una sala concerti alla periferia di Mosca, hanno aperto il fuoco sugli spettatori e hanno incendiato il teatro, uccidendo almeno 139 persone, e ferendone 182.

◆ Poco dopo, l’attacco è stato rivendicato dallo Stato islamico della provincia di Khorasan (Isis-K), un gruppo affiliato allo Stato islamico attivo principalmente in Afghanistan e in Pakistan. Secondo molti commentatori, l’Isis-K avrebbe preso di mira la Russia per i suoi interventi militari in Afghanistan, in Cecenia e in Siria.

◆ Gli Stati Uniti sostengono di aver avvertito le autorità russe del rischio di un attentato a inizio marzo. Nella sua prima dichiarazione, Vladimir Putin non ha citato nemmeno una volta il gruppo Stato islamico e ha detto che le quattro persone arrestate, che provengono dal Tagikistan, stavano cercando di scappare in Ucraina, che sarebbe stata pronta ad accogliere i terroristi.

◆ In seguito le autorità russe hanno sostenuto che l’attacco è stato organizzato da Kiev con il sostegno dei servizi segreti statunitensi e britannici. C’è il timore che il Cremlino, sulla base di queste false accuse, decida di aumentare l’intensità degli attacchi contro l’Ucraina.


Oggi in pochi credono a Putin e alle sue parole sui “legami dei terroristi con l’Ucraina”. I russi ricordano ancora tutti i dubbi sulla reale responsabilità degli attentati del 1999, che Putin usò per vincere le sue prime elezioni presidenziali promettendo una lotta senza quartiere al terrorismo. Il dittatore russo è direttamente responsabile di aver scatenato una guerra con i vicini della Russia prima nel 2014 e poi nel 2022, e di aver così privato il paese delle risorse necessarie per proteggere i propri cittadini dalle minacce reali.

L’unica soluzione

L’economista Sergej Aleksašenko fa notare che, in una situazione normale, un simile fallimento dei servizi di sicurezza farebbe scattare un’indagine parlamentare indipendente. Solo se i servizi di intelligence renderanno conto del loro operato a una commissione di deputati indipendenti si potrà recuperare la fiducia perduta. Succederà, invece, che l’indagine ufficiale sarà secretata e il cosiddetto parlamento confermerà qualsiasi versione approvata da Putin. Nel paese fioriranno le teorie del complotto e aumenterà la sfiducia nei confronti delle autorità.

L’analista politico Vladimir Pastuchov ha scritto che il problema ha tre livelli. In primo luogo, c’è la questione di cosa sia realmente successo e perché. In secondo luogo, bisognerà capire chi sarà formalmente ritenuto responsabile dell’attentato. E infine, quali saranno le conseguenze politiche dell’attacco terroristico.

La propaganda e le autorità russe possono solo seguire il percorso tracciato dal Cremlino e accusare l’Ucraina, anche senza un briciolo di prova. Le uniche potrebbero arrivare dalle autoincriminazioni dei presunti terroristi ottenute sotto tortura. Non si può combattere con l’Ucraina per più di due anni, uccidere migliaia di persone, radere al suolo città e poi ammettere che i nemici andavano cercati altrove.

Con ogni probabilità, quindi, si lavorerà per costruire prove e sostenere che “i fondamentalisti islamici hanno agito per conto di Kiev”. Per quanto riguarda le conseguenze politiche dell’attentato, ci troviamo di fronte a una sorta di paradosso di infinita malvagità. Se si pensa alle atrocità che i russi potrebbero commettere per “vendicare l’attacco”, è difficile immaginare quali brutalità non abbiano già compiuto. Proclamare la legge marziale, per esempio, avrebbe costi molto alti per lo stato in termini di risorse, mentre una nuova mobilitazione e una nuova offensiva contro Charkiv erano già in programma anche prima dell’attentato. Deputati e funzionari chiedono il ritorno della pena capitale, che comunque, come dimostra la morte in carcere del dissidente Aleksej Navalnyj, in pratica è già in vigore. Gli attacchi missilistici contro l’Ucraina continuano, compresi quelli contro la centrale idroelettrica di Dnipro. Rimane la guerra nucleare o un altro giro di vite della repressione interna. Ma le migliori menti del paese, come il propagandista Medvedev, dovranno spiegare in che modo queste risposte potrebbero servire a vendicare la tragedia del 22 marzo.

Nel frattempo, una prima risposta all’attentato ovviamente è già stata individuata. Dato che potrebbe essere pericoloso accusare Putin di negligenza o sottolineare il suo scollamento dalla realtà, la colpa per l’attacco ricadrà sui cittadini del Tagikistan, che saranno considerati collettivamente responsabili come gruppo sociale.

Sullo sfondo della guerra e del terrorismo già si vede arrivare una tremenda ondata di xenofobia. La Russia si sta avviando verso la catastrofe, in onore degli eroi dell’operazione militare speciale. Le autorità hanno un’unica possibilità per uscire da questo vicolo cieco e non mettersi sullo stesso piano dei terroristi: mettere fine alla guerra in Ucraina. ◆ ab

Da Mosca
La versione del Cremlino

“L’attentato del 22 marzo ha contorni sempre più chiari, è la logica a confermarlo”, scrive il settimanale russo Komsomolskaja Pravda, seguendo le indicazioni delle autorità di Mosca, che hanno chiesto ai mezzi d’informazione di sostenere, nonostante la rivendicazione jihadista e la totale assenza di prove, la tesi del coinvolgimento di Kiev e dell’esistenza di rapporti tra gli estremisti islamici e gli ucraini. “Come già successo in altre occasioni, dietro l’attacco ci sono i servizi speciali ucraini”, che si servirebbero di persone con disturbi mentali per i loro intrighi. “Non dev’essere stato difficile per gli agenti ucraini selezionare gli autori dell’attacco. È evidente che gli arrestati non sono esattamente degli intellettuali. Ma i problemi psicologici non possono giustificare i terroristi. Avranno ciò che si meritano. Il vero peccato è che i mandanti non saranno puniti subito. Il gruppo dei cattivi è ampio: oltre a Kirill Budanov, il capo dell’intelligence militare ucraina, c’è ovviamente il presidente Volodymyr Zelenskyj. Anche l’avvertimento degli Stati Uniti ai loro concittadini affinché non partecipassero a eventi pubblici a Mosca dimostra che l’attentato è stato preparato in Ucraina. Gli americani, che lavorano a stretto contatto con i servizi di Kiev, erano al corrente di tutto. Usare degli idioti come attentatori è stata una mossa davvero brillante da parte degli ucraini. Ma è chiaro che anche i loro capi alla Nato erano favorevoli a questo abominio. Tutto dimostra ancora una volta contro quale razza di male stanno combattendo i nostri ragazzi in Ucraina”. ◆ ab


Kirill Martynov è il direttore di Novaja Gazeta Europe, la versione pubblicata in esilio della rivista indipendente russa Novaja Gazeta.

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Questo articolo è uscito sul numero 1556 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati