Secondo i dati Eurostat, nel secondo trimestre 2009 il pil dei paesi euro è sceso dello 0,1 per cento, mentre quello dell’Europa a 27 è diminuito dello 0,3 per cento. Nel complesso, quindi, la caduta dell’economia si è fermata.

Rispetto allo stesso periodo del 2008 il pil europeo è sceso di circa 4,5 punti percentuali (4,6 nell’area euro e 4,8 per cento nell’Europa a 27), contro i 4 punti negli Stati Uniti.

Ma gli stessi dati Eurostat indicano che l’Italia sta facendo peggio degli altri, con una perdita di pil dal fallimento della Lehman Brothers (settembre 2008) pari a più del 5 per cento. I paesi europei che stanno reggendo meglio sono la Spagna, con un meno 4 per cento di calo del pil, e soprattutto la Francia, dove il pil è calato di 2,5 punti rispetto al livello del terzo trimestre 2008.

Le ragioni della crisi italiana non sono attribuibili allo shock del sistema finanziario, dal momento che non ci sono stati gravi casi di insolvenza come in altri paesi europei, soprattutto Gran Bretagna e Germania. Nella crisi siamo entrati male, perché arrivavamo da un quindicennio di crescita bassa. E l’abbiamo affrontata male.

Gli interventi di sostegno all’economia sono stati inferiori a quelli degli altri paesi europei: la Francia, come noi rimasta relativamente immune da grandi shock, ha impiegato più del doppio delle risorse pubbliche.

Questo non ha impedito un forte peggioramento dei conti dello stato, riportando il debito pubblico ai livelli precedenti al risanamento degli anni novanta. Ci vorrà molto tempo per far tornare l’economia italiana ai livelli precedenti alla crisi. (con lavoce.info)

Internazionale, numero 810, 28 agosto 2009

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