“In Sudan le popolazioni civili hanno subìto una lunga serie di attacchi culminati con il bombardamento, il 1 febbraio, di un mercato a Omdurman, vicino alla capitale Khartoum, che ha causato almeno 54 morti e 150 feriti”, scrive il sito Sudan War Monitor. L’attacco è stato attribuito alle Forze di supporto rapido (Rsf). Altre decine di persone sono state uccise o ferite negli attacchi dell’aviazione sudanese in diverse parti del Darfur, la regione occidentale del Sudan: a Nyala un raid aereo delle forze governative ha ucciso 25 persone il 3 febbraio. Intanto l’esercito rischia di perdere il controllo di El Fashir, una città di due milioni di abitanti dove si sono svolti alcuni dei più violenti combattimenti dall’aprile 2023. I recenti successi dell’esercito guidato dal generale Abdel Fattah al Burhan, osserva l’analista Yasir Zaidan su Foreign Policy, sono spesso attribuiti al sostegno esterno offerto da Egitto, Qatar e Iran. In realtà “è in atto una dinamica meno nota: la mobilitazione dei giovani attivisti sudanesi per la democrazia che in passato erano estremamente critici verso i militari. Alcuni di loro hanno preso le armi contro le Rsf, che considerano una minaccia per la sovranità e il futuro del paese”.

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Questo articolo è uscito sul numero 1600 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati