Nguyen Phu Trong, il capo del Partito comunista del Vietnam (Pcv) che ha inaugurato un’era di forti legami con gli Stati Uniti senza scontentare la rivale Cina e ha imposto uno storico giro di vite contro la corruzione in un’economia in rapida crescita, è morto il 19 luglio per “l’età avanzata e una grave malattia”, come si legge sul sito web del governo. Aveva ottant’anni.

Il giorno prima il presidente vietnamita To Lam aveva assunto temporaneamente le funzioni di Trong “per poter dare al segretario generale la possibilità di continuare a concentrarsi sulle esigenze di cura”, dichiarava l’ufficio politico del partito in un comunicato.

Trong guidava il Pcv dal 2011. La sua morte spinge Hanoi verso un’instabilità politica che non piace allo stato monopartitico, mentre investitori e funzionari aspettano di sapere chi sarà il successore.

Le impareggiabili credenziali marxiste-leniniste di Trong gli hanno fatto guadagnare i favori del Partito comunista più grande, quello della vicina Cina. Allo stesso tempo, sotto la sua guida il Vietnam ha visto fiorire le relazioni con gli Stati Uniti, contro cui Hanoi aveva combattuto una guerra lunga e sanguinosa (ancora oggi le autorità statunitensi chiedono alle persone di origine vietnamita che fanno domande per la cittadinanza se sono comuniste). Nel 2015 Trong è stato l’unico segretario generale del Pcv a visitare la Casa Bianca. Gli Stati Uniti sono il principale cliente del Vietnam e lo considerano un partner fondamentale per la fornitura di chip e altri prodotti e per la gestione delle dispute nel mar Cinese meridionale.

“L’eredità che lascia Trong sarà il consolidamento del potere” del partito, “attraverso la campagna anticorruzione”, dice Huong Le Thu, vicedirettrice per l’Asia dell’International crisis group. Secondo Thu, tutti gli arresti e i licenziamenti eccellenti avvenuti negli ultimi anni hanno alimentato un clima d’incertezza, “anche se il più grande errore commesso dal segretario è non aver lasciato un piano di successione chiaro”.

Un paese favorevole al mercato

Trong era nato da una famiglia di contadini nel 1944, quando il Vietnam era una colonia francese occupata dal Giappone. Da studente, al culmine della guerra del Vietnam, si era unito al Partito dei lavoratori, che sarebbe diventato poi Pcv. Russofono, prima di dedicare la sua carriera al comunismo aveva studiato storia dei partiti politici e letteratura. Ricoprì una serie di ruoli: direttore della rivista del Pcv, presidente del parlamento e segretario del comitato di partito in parlamento.

Fu nominato segretario generale, la più alta carica politica del Vietnam, nel 2011, un anno prima che Xi Jinping ottenesse l’incarico corrispondente in Cina. Le loro carriere sono continuate in parallelo: entrambi hanno finito per ottenere un inedito terzo mandato (Trong nel 2021, Xi nel 2022) e hanno avviato una serie di misure contro la corruzione per danneggiare gli avversari. Prima però, per potersi assicurare il secondo mandato nel 2016, Trong aveva dovuto spuntarla contro Nguyen Tan Dung. Dung aveva fama di essere favorevole al libero mercato, mentre Trong si concentrava sulla “rivitalizzazione dell’ideologia come strumento per prevenire il decadimento morale tra i membri del partito”, hanno scritto gli studiosi Le Hong Hiep e Nguyen Khac Giang sul blog Fulcrum.

Ora Hanoi sta esercitando pressioni su Washington per essere riconosciuta come un’economia di mercato. Secondo un sondaggio condotto dall’istituto Pew nel 2014, quell’anno il Vietnam è stato il paese che ha sostenuto in modo più convinto il libero mercato. Ma il giro di vite che avrebbe caratterizzato l’operato di Trong era evidentemente finalizzato a contenere gli eccessi del capitalismo. Anche se lui ne uscì pulito, gli investigatori hanno portato alla luce illeciti, a volte vecchi di più di dieci anni, di altri politici e imprenditori di alto livello, molti dei quali sono stati licenziati o incarcerati per reati che vanno dalla corruzione all’appropriazione indebita fino alla manipolazione delle gare d’appalto.

“Se da un lato è innegabile che la campagna contro alti funzionari è stata coraggiosa, dall’altro ha suscitato critiche per la mancanza di trasparenza”, spiega il presidente esecutivo del Viet think tank, Ha Hoang Hop.

Aziende come la statunitense Apple, la cinese Byd (auto elettriche) e la giapponese Uniqlo (abbigliamento ) e altre stanno espandendo la loro presenza produttiva in Vietnam, che è sempre di più uno snodo per i prodotti tessili e tecnologici, nonostante le preoccupazioni per il giro di vite contro la corruzione. Alcune multinazionali stanno diversificando per ragioni geopolitiche e anche il Vietnam cerca di fare lo stesso: è l’unico paese ad aver ospitato nell’ultimo anno i presidenti di Russia, Stati Uniti e Cina. “Gli innegabili risultati ottenuti da Hanoi in politica estera sotto la guida di Trong confermano un atteggiamento che tenta di mantenere un equilibrio tra Pechino e Washington mentre è aperto all’internazionalizzazione”, spiega Hanh Nguyen, ricercatore allo Yokosuka council on Asia-Pacific studies, in Giappone.

La fine di un’era

Hanoi enfatizza l’idea di un governo in mano a un uomo forte. Con i suoi maglioni da intellettuale e gli occhiali da vista, Trong era conosciuto meno per la politica estera e più per le sue colte dichiarazioni sulla “rivoluzione socialista e il costante miglioramento della vita materiale e spirituale del popolo”, come proclamava in un discorso del 2022.

“Con Trong il Vietnam ha migliorato la sua posizione a livello regionale, affermandosi come attore dinamico” nell’Associazione delle nazioni del sudest asiatico (Asean), dice Hop. “Il prossimo leader dovrà affrontare le sfide ancora irrisolte: l’eccessiva regolamentazione e la limitata crescita del settore privato”, oltre che “le crescenti disuguaglianze, i problemi ambientali e la necessità di avere più mobilità sociale”.

La transizione potrebbe segnare un cambio della guardia, ma pochi leader sembrano in grado di eguagliare i risultati di Trong. David Brown, ex diplomatico statunitense in Vietnam, ha definito questo momento la “fine di un’era”. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1573 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati