Nella cappella Brancacci a Firenze, in una posizione un po’ defilata, c’è l’affresco che rappresenta la Cacciata dal paradiso di Masaccio. È famoso per la sua modernità: Adamo ed Eva hanno perso ogni grazia ed equilibrio, sono trasfigurati dal dolore dell’esilio. Eva ha gli occhi strizzati nel pianto come una bambina e Adamo si copre gli occhi con le mani: camminano come ciechi, sono allo sbando. Ma perché hanno gli occhi chiusi? Non sarebbe meglio tenerli ben aperti, visto che stanno andando incontro a un mondo di pericoli? Forse Masaccio ci suggerisce che la cacciata dal paradiso più che un percorso spaziale è un cammino che è stato fatto dentro i nostri occhi. Siamo stati cacciati dal paradiso perché abbiamo smesso di vederlo. Abbiamo chiuso lo sguardo in un destino solo, alla ricerca di un paradiso privato e lontano. Forse la cacciata dal paradiso è una storia che i nostri antenati hanno raccontato per farci guardare meglio intorno, ma noi l’abbiamo presa troppo sul serio. Siamo ancora lì bendati, a festa finita, a lamentarci e a brancolare nel buio immaginando un altrove. Nella stessa cappella di Firenze l’altrove è rappresentato nell’affresco di Masolino: Adamo ed Eva sono ancora nel paradiso, biondi, sinuosi, a occhi aperti. Sono circondati da alberi, frutta, animali. Tutti elementi che conosciamo bene, e che ci sarebbero molto vicini se solo sapessimo aprire gli occhi.

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Questo articolo è uscito sul numero 1556 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati