Da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è convertito alle criptovalute, fa cose davvero strane. Con un ordine esecutivo ha ufficialmente fermato ogni progetto di sviluppare una central bank digital currency (cbdc) del dollaro, cioè una specie di criptovaluta controllata dalla banca centrale che farebbe concorrenza a quelle private (perché più stabile e utile), ma anche al sistema bancario (se hai dollari digitali depositati presso la banca centrale puoi fare a meno di un conto corrente in una banca privata).

Se la Cina e l’eurozona continueranno a sviluppare le loro valute digitali, non avranno la concorrenza del dollaro in questa nuova sfera della finanza, ed è una cosa importante. Ma è ancora più importante il fatto che Trump voglia far accumulare agli Stati Uniti riserve di bitcoin e altre criptovalute, come se fossero oro (non chiedetemi la logica): nell’immediato questo significa far crescere il prezzo delle criptovalute e in prospettiva esporre l’economia più grande del mondo alle oscillazioni di questi beni a uso speculativo.

Eugene Fama, premio Nobel per l’economia nel 2013, ha previsto che entro dieci anni il valore del bitcoin scenderà a zero (oggi è 92mila dollari). ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1601 di Internazionale, a pagina 95. Compra questo numero | Abbonati