Con Internazionale è in vendita un libro che raccoglie i migliori articoli pubblicati dopo gli attentati
Forse l’11 settembre ha cambiato soprattutto il nostro rapporto con l’informazione. Forse ha ragione Ian McEwan: “Fa parte dei tempi questo imperativo a sentire come vanno le cose del mondo, a unirsi alla totalità del pubblico, a una comunità fondata sull’ansia. Certe scene mostruose e spettacolari hanno conferito un valore di portata diversa all’informazione. La possibilità che si ripetano è come un filo che tiene legati i giorni. Il parere del governo – che un attacco a una città europea o americana sia inevitabile – non è solo un disconoscimento di responsabilità, ma anche una promessa esaltante. Tutti lo temono, ma a livello di inconscio collettivo esistono anche un anelito oscuro, un perverso desiderio di castigo e una curiosità blasfema. Come gli ospedali hanno i loro piani di emergenza, così le tv si tengono pronte a trasmettere, e il pubblico si mantiene in attesa. Più ingente, più grave la prossima volta. Fa’ che non debba succedere. Ma fa’ anche che io veda ogni cosa mentre si verifica, e da ogni angolazione possibile, e fa’ che sia tra i primi a saperlo”. Leggi
L’ostilità verso gli Stati Uniti, secondo Noam Chomsky, cresce perché Washington finanzia ancora regimi dittatoriali invece di sostenere libertà e democrazia
Secondo Ahmed Rashid l’anniversario dell’11 settembre dev’essere un’occasione per affrontare la crisi dell’Asia centrale
Molti dei problemi del pianeta, scrive Paul Kennedy, sono ancora insoluti. E rischiano di passare inosservati a causa della guerra al terrorismo
Lo studioso Gilles Kepel ripercorre la storia dei movimenti fondamentalisti e ne analizza le strategie
Dopo gli inutili raid statunitensi, in Afghanistan restano solo macerie e desolazione
Robert Fisk visita la prigione di Kandahar e ascolta le bugie del governatore della città
Gli statunitensi accusano i cittadini del vecchio continente di essere deboli, incontentabili e lamentosi. Un’inchiesta del Financial Times
L’America ha nascosto la cruda realtà della tragedia e del conflitto scatenato dall’11 settembre sotto uno strato melenso di santi pompieri e angeli lacrimosi. E offuscata dal patriottismo ha rinunciato a ragionare
Howell Raines è diventato direttore del New York Times pochi giorni prima dell’attacco al World Trade Center. E sta cambiando la faccia del più grande quotidiano del mondo. Un’inchiesta di Ken Auletta del New Yorker
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