Si tratta dell’ultima parola alla moda: immersiva. Di preferenza accompagnata da un altro termine molto in voga: esperienza. Parole che indicano tutto e il suo contrario: realtà virtuale, realtà aumentata, affreschi proiettati sulle chiese e così via. Per esempio le proiezioni a 360° dell’Atelier des lumières di Parigi fanno il tutto esaurito dal 2018 con più di un milione di visitatori a stagione.

Impossibile ignorare queste proposte al confine tra cultura e divertimento. Un fenomeno che ha travolto il patrimonio culturale. Una delle aziende più attive nel settore è la Luminiscence, specialista dei suoni e delle luci nelle chiese e nelle cattedrali. “Siamo accolti molto bene da città e istituzioni, perché pensiamo a tutto noi e versiamo dal 5 al 10 per cento dei nostri incassi per il restauro del patrimonio”, dice Romain Sarfati uno dei creatori dell’impresa che il 24 gennaio ha lanciato il suo spettacolo sulla cattedrale di
Rouen. Ci si può chiedere se i monumenti più belli, che impressionano già grazie al loro volume e alla loro storia, abbiano bisogno di questi artifici.

Sguardo al futuro

Più lenti e scettici, anche i musei cominciano ad adattarsi alle nuove tecnologie. “Da un anno ci chiamano per dirci: ‘Vogliamo dell’immersivo, ma non sappiamo come fare’”, racconta sorridendo Agnès Garaudel, direttrice del settore di esperienze immersive dell’azienda di produzione Gedeon. “La realtà è che il 72 per cento degli adulti non va nei musei, di conseguenza dobbiamo ‘craccare’ il modello”, afferma, usando lo slang informatico, Delphine de Canecaude, direttrice di Chargeurs museum studio, che dal settembre 2024 gestisce le esperienze immersive del Grand Palais. Alla Emissive, che da due anni produce spedizioni nella realtà virtuale, tra cui una a Notre-Dame, c’è grande fermento. “In passato le esperienze di realtà virtuale erano i bonus di una mostra; oggi sono diventate destinazioni, come le mostre temporanee”, si rallegra uno dei suoi fondatori Fabien Barati.

La Gedeon e la Emissive hanno coprodotto al museo d’Orsay l’esperienza di realtà virtuale (vr) Un soir avec les impressionnistes, ricostruzione della prima mostra impressionista del 1874 nello studio del fotografo Nadar. Grande successo: 80mila spettatori nel 2024, “soddisfatti al 98 per cento”. Ora il museo sta studiando con la Gedeon una nuova esperienza in vr sulla costruzione della statua della libertà per completare una mostra sullo scultore Auguste Bartholdi (1834-1904) prevista per il 2026. “Un giorno queste esperienze diventeranno normali, come oggi le audioguide”, prevede il suo presidente Sylvain Amic, che ha fatto dell’immersione una priorità del museo.

Anche il museo di arte moderna di Parigi in primavera accoglierà un’esperienza prodotta dalla Tournez s’il vous plaît, a complemento alla mostra Matisse et Marguerite. Le regard d’un père. “Il mondo della cultura era diffidente, come accadde alla nascita del cinema, ma presto avremo occhiali in grado di sovrapporre un’altra realtà alla nostra. È affascinante!”, si entusiasma Didier Fusillier, presidente del Grand Palais, fan delle immersioni.

Paris 1874. Inventer l’impressionnisme, museo d’Orsay, Parigi, 2024 - Miguel Medina, Afp/Getty
Paris 1874. Inventer l’impressionnisme, museo d’Orsay, Parigi, 2024 (Miguel Medina, Afp/Getty)

In questo settore il museo nazionale di storia naturale, con il motto “meravigliare per istruire”, ha acquisito un certo vantaggio. Già nel 2017 ha creato uno studio per la realtà virtuale. Così quando la Emissive l’ha contattato per coprodurre una “spedizione”, il museo ha colto al volo l’occasione. “Cercavamo una tematica che ci permettesse di raggiungere l’irraggiungibile, il futuro o il passato, e abbiamo scelto la storia dell’evoluzione”, racconta il paleontologo Gaël Clément, che si è occupato di Mondes disparus. Visivamente riprende i codici disneyani e la storia (con una biologa alla Lara Croft e un goffo robot chiamato Darwin) è inesistente. Ma i contenuti, rivisti da una trentina di paleontologi, sono accurati.

L’Atelier des lumières di Parigi non ha ambizioni scientifiche. Lì si assiste a un tripudio di luci e di colori: i quadri si muovono, i geroglifici ballano, il tutto su basi musicali. Nessuna voce fuori campo guida il pubblico nei labirinti delle piramidi o nei meandri dell’opera di Klimt. Le spiegazioni restano ai margini.

“Pochissimi ce ne chiedono di più”, sostiene Grégoire Monnier, direttore della Culturespaces digital, che gestisce il sito. “Il pubblico cerca l’emozione”. Un’emozione che costa 18 euro, due euro in più di una mostra su Van Gogh o su Caillebotte al museo d’Orsay. Il biglietto per una spedizione in realtà virtuale è ancora più alto, intorno ai 25 euro. Per giustificare questi prezzi, Fabien Barati parla degli alti costi di produzione, dell’ordine di due-tre milioni di euro: “Costa meno di un concerto o di una escape room”, relativizza Barati.

Pubblico e privato

Con la differenza che un concerto o una escape room sono esperienze collettive, mentre l’immersione ha spesso un carattere solitario. “Con un casco sulla testa e senza punti di riferimento, si cammina a un ritmo che ci viene imposto”, critica Jérôme Glicenstein, docente presso il dipartimento di arti plastiche dell’università Paris-VIII.

La direttrice del settore “immersivo” dell’agenzia Manifesto, Romane Sarfati riconosce che “è un mondo che non ha ancora trovato il giusto equilibrio, mancano le storie”. E Delphine de Canecaude, del gruppo Chargeur, va nella stessa direzione: “Bisogna creare un linguaggio, usare sceneggiatori di talento”.

Nonostante i limiti, l’entusiasmo per queste tecniche non manca. Quello che manca sono i capitali. “ I costi sono simili a quelli del cinema, ma i contributi pubblici sono pochissimi, in Francia c’è solo una commissione al Centro nazionale per il cinema”, si rammarica Garaudel. Nel 2024 per sostenere i progetti di “cultura immersiva e di metaverso” la Banca pubblica di investimento (Bpi) ha messo a disposizione 150 milioni di euro.

Lo stato non è l’unico committente. Il miliardario conservatore Pierre-Édouard Stérin, vicino agli ambienti dell’estrema destra, è molto interessato a questo mercato. In poco tempo il fondatore della Otium Capital ha comprato le sale della VR Eclipso, dove si possono vedere Mondes disparus o Un soir avec les impressionnistes, ha investito nella Luminiscence e ha finanziato la Cité des Vikings a Rouen. Stérin, cattolico praticante e favorevole all’arrivo al potere di una destra radicale, non nasconde le proprie ambizioni: diventare leader nelle mostre immersive legate alla storia e alla fede. Qualcosa che imbarazza gli ambienti tecnologici francesi, preoccupati per le sue tendenze e per il pericolo di trovarsi in una situazione di monopolio. Garaudel lo dice chiaramente: “L’esperienza immersiva è uno strumento di potere culturale”. ◆ adr

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Questo articolo è uscito sul numero 1600 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati