Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Michaël, 42 anni.
Il primo giorno
“Ho aspettato i 35 anni per dire a mia madre che sono gay. Ero andato a studiare a Parigi, lontano dalla Guadalupa dov’ero cresciuto. In una grande città anonima avrei potuto fare le mie esperienze. Tornato sulla mia isola, avevo cercato delle relazioni stabili, ma mi ero reso conto che non ci riuscivo, soprattutto perché non avevo ancora fatto coming out con i miei familiari.
Il 20 settembre 2017 lo dico a mia madre, lei scoppia a piangere. Mi richiama il giorno dopo per rassicurarmi: non mi abbandonerà. Quello stesso giorno conosco un uomo, dal quale mi separo qualche anno più tardi. Mi ritrovo solo, un po’ traumatizzato da tutto questo, mentre tento di rimettermi in piedi e di metabolizzare la situazione. Gisèle, una mia amica, cerca di scuotermi dal torpore aiutandomi a fare nuovi incontri.
Un giorno Gisèle prende l’aereo tra Parigi e Pointe-à-Pitre e si ritrova per caso seduta accanto a Laurent, un suo amico. Gli mostra alcune mie foto: ‘Michaël, ti giuro, ha avuto un colpo di fulmine per te’, mi racconta dopo l’atterraggio. Dobbiamo incontrarci, ma la cosa non si concretizza. Una mattina parcheggio l’auto per andare a lavorare in un bar. Passo davanti a un negozio. Attraverso la vetrina sento uno sguardo su di me.
Lui esce dal negozio, mi si avvicina: ‘Non sarai mica l’amico di Gisèle? Mi ha parlato di te!’. Ci riconosciamo grazie alle foto che Gisèle gli aveva mostrato in aereo. Ci scambiamo i numeri. Sono felice e lusingato. Questo incontro inaspettato mi emoziona: non eravamo riusciti a organizzare un appuntamento ed ecco che ci incrociamo per caso. Andiamo a bere qualcosa in uno dei bei bar di Le Gosier, una graziosa località balneare. Lui aveva avuto un colpo di fulmine per me, mentre io non ero così sicuro. Fino a quella sera in cui ho sentito scoccare la scintilla. Ci baciamo, è fantastico.
Tre giorni dopo mi rivela che ha una relazione da cinque anni. ‘Ci piacciamo, ma finisce qui. Non voglio essere il tuo amante’, gli rispondo, deluso ma deciso. Una settimana dopo mi richiama: ha lasciato il suo ragazzo. Tutto questo per me. Sono abbastanza sbalordito dalla nostra storia, ma cerco di essere prudente: ‘Non lasciarlo per me, lascialo per te, altrimenti farai la stessa cosa con me’.
Poi partiamo per una vacanza sull’isola della Riunione. Al ritorno, ancora una storia di aerei, d’altronde lui è assistente di volo: non riusciamo a prendere lo stesso volo e io parto prima di lui. Nella penombra leggo il messaggio che mi scrive: mi chiede di sposarlo. Non so, ci frequentiamo solo da poche settimane. In assoluto perché no, ma mi sembra un po’ presto, e un po’ eccessivo”.
L’ultimo giorno
“In psichiatria questo fenomeno viene definito ‘crisi clastica’. Seduto sulla terrazza del nostro appartamento, sto leggendo una tesi sui modelli maschili nelle Antille, che trovo affascinante: descrive le conseguenze del modo in cui vengono cresciuti i ragazzi. Fanno fatica ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, tendono a nascondere molte cose e in una relazione di coppia si interessano solo alle cose piacevoli e non agli obblighi. In lui, ma anche in me, ritrovo alcuni di questi elementi.
Laurent arriva all’improvviso, mi interrompe e mi inveisce contro. È molto arrabbiato. Prende la pila di fogli della tesi e la scaraventa via. Afferra la papaya che gli avevo portato e la lancia. Poi prende il mio computer e lancia anche quello. Una crisi, insomma, in cui manifesta la sua rabbia spaccando tutto. Alla fine si calma, si fa una doccia e va all’aeroporto per lavorare. Decidiamo di rimandare alla sera, al suo ritorno, la grande discussione su ciò che è appena accaduto.
La nostra relazione non è mai stata semplice. Intorno a lui c’era sempre l’ombra del suo ex, quello che ha lasciato per me e con cui aveva costruito una casa. Ho esitato a trasferirmi da lui, non volevo che lo facessimo per convenienza economica, ma per un reale desiderio. Troviamo un appartamento, ma il proprietario decide di intestare il contratto di affitto a mio nome, perché Laurent non guadagna abbastanza. Mi accorgo che la cosa lo offende. È meno entusiasta di prima, più egoista. Cerco di fargli capire che dovrà fare una scelta, che non può avere due case contemporaneamente.
Tramite un’amica comune entro in contatto con un altro dei suoi ex ragazzi. Scopro che Laurent gli racconta di essere single e di vivere da solo, e che fa videochiamate in abiti succinti dal nostro appartamento. Al telefono il suo ex mi consiglia di abbandonare la nave, mi dice che Laurent, con la sua incostanza, può farmi sprofondare nel baratro. Io preferisco non dire nulla. La nostra coppia continua a sfaldarsi, anche sul piano sessuale. Ci sono piccoli segni inequivocabili: la distanza cresce tra noi, lui dorme vestito. Dobbiamo lasciarci, ma faccio fatica ad allontanarmi da lui.
Laurent cambia spesso idea. Vuole che facciamo pace nonostante tutto, e desidera accompagnarmi al battesimo di mia nipote come mio compagno. Io esito. Mi rimprovera di non essere sincero. A quel punto gioco la carta che mi ero tenuto di riserva, quella dell’ex a cui mente, fingendo di essere quello che non è: un single. ‘Hai il coraggio di parlarmi di sincerità?’. In quel momento, messo di fronte alle sue bugie, va su tutte le furie e spacca tutto.
La sera, di ritorno dal lavoro, non ha più voglia di parlare di nulla. La rottura è definitiva. Se ne va con le sue cose e con il suo orgoglio. Io tengo il cane che avevamo adottato insieme”.
(Traduzione di Andrea De Ritis)
Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.
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