Il 10 febbraio la Corte penale internazionale (Cpi) ha confermato di avere aperto un’indagine sul governo italiano per la scarcerazione del generale libico Njeem Osama Almasri, capo della polizia giudiziaria libica e della milizia Rada. L’uomo era stato fermato il 19 gennaio a Torino, dopo l’emissione di un mandato di arresto della Cpi per crimini di guerra e contro l’umanità. Due giorni dopo, però, Almasri è stato rilasciato dalla corte di appello di Roma perché il ministro della giustizia Carlo Nordio non è intervenuto, come da procedura, per confermare l’arresto.

Il generale ha quindi ricevuto un decreto di espulsione ed è subito stato rimpatriato in Libia con un volo di stato – un Falcon 900, usato di solito dai servizi segreti italiani.

La decisone del governo italiano di non confermare l’arresto ha suscitato molte critiche, anche da parte della Cpi , che si è espressa aspramente con un comunicato ufficiale. Il governo italiano è accusato di avere violato lo statuto di Roma, il trattato che istituisce la corte penale internazionale e che anche l’Italia ha sottoscritto.

Il 10 febbraio, la Cpi ha aperto un’inchiesta sulle presunte violazioni dello statuto compiute dal governo italiano. In un comunicato, il portavoce della corte Fadi el Abdallah ha chiarito che “l’Italia avrà l’opportunità di presentare delle osservazioni”.

“La questione della mancata osservanza da parte di uno stato membro di una richiesta di cooperazione per l’arresto e la consegna da parte della corte penale internazionale è di competenza della camera competente, vale a dire la camera preliminare I: come parte di questa procedura, ai sensi del regolamento 109(3) del regolamento della corte” sarà possibile presentare delle osservazioni in merito.

“Finché la camera preliminare non avrà esaminato la questione e non avrà emesso una decisione, la corte non fornirà ulteriori commenti”, ha concluso il portavoce, sottolineando come “questo iter non riguarda responsabilità individuali o casi contro persone specifiche”.