Siamo davvero liberi di scegliere?

◆ L’articolo di Oliver Burkeman sul libero arbitrio (Internazionale 1416) ha delle implicazioni rassicuranti. Ma affermare che il libero arbitrio non esiste rischia di portarci su strade molto diverse. Le nostre scelte sono la sola possibile conseguenza di tutto ciò che è successo prima? Può darsi. È l’esperienza che ci forma, e noi sottostiamo inevitabilmente a leggi naturali e sociali preesistenti. Questo ci accomuna ed è forse la base del nostro senso di solidarietà. Ma tesi come quella che il libero arbitrio sia stato “reso obsoleto dalla capacità della moderna scienza dei dati di conoscerci meglio di quanto conosciamo noi stessi” o che “non c’è un soggetto dell’esperienza, c’è solo l’esperienza” sembrano prefigurare un mondo in cui un algoritmo ci solleva dal decidere chi frequentare e di cosa è appropriato parlare. La realtà non emerge dai dati. È il nostro cervello a sintetizzare l’esperienza. Sono le scelte di questo cervello, per quanto obbligate, a influire su cose ed esseri viventi intorno a noi. Che lo si chiami libero arbitrio o no poco importa. Possiamo anche chiamarla umanità: dobbiamo sentircene responsabili e difendere e ampliare la sua libertà.
Pasquale
◆ Il libero arbitrio è un concetto indubbiamente complesso e a tratti rischioso, e si offre spesso e volentieri a inestricabili cortocircuiti logici. Per esempio, ha senso rimproverare la reazione “errata” di chi, dopo aver scoperto che non esiste il libero arbitrio, abbandona volontariato, compassione e gentilezza, anche se questa stessa reazione sarebbe del tutto predeterminata?
Giacomo Mininni

Il mattino

◆ Ho ben presente la sensazione di “estasi da televisione mattutina” citata nella rubrica di Giorgio Cappozzo (Internazionale 1416). Nel mio caso però, per motivi anagrafici, devo retrodatare di molto il periodo di riferimento. Era la fine degli anni sessanta, a Torino, quando in occasione dei saloni dell’auto e della tecnica trasmettevano dei film di mattina. All’epoca i film in tv erano merce rara. Quando avevo la fortuna di essere abbastanza malato da non andare a scuola provavo l’“euforia” descritta nell’articolo. Quei film mattutini avevano il fascino dell’eccezionale: Morgenfernsehenekstase appunto.
Francesco Bertolazzo

Errata corrige

◆ A pagina 27 di Internazionale 1416 Mao Zedong è morto nel 1976; a pagina 36 la frase corretta è: “L’accusato è uscito libero dall’aula del tribunale, con il suo permis B, un permesso di soggiorno di lunga durata”.

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Questo articolo è uscito sul numero 1417 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati