Sinéad O’Connor non ha mai seguito i consigli dei suoi produttori, che si trattasse del taglio di capelli o di portare avanti una gravidanza. Poi, nel 1992, durante una performance al Saturday night live, Sinéad ha stracciato una foto di Giovanni Paolo II, mandando definitivamente all’aria la sua carriera. La cantante irlandese del resto non ha mai pensato a se stessa come a una pop star e non ha mai aspirato alla fama. Perciò Rememberings, il suo libro di memorie, è un catalogo di cattivi comportamenti. In genere le autobiografie musicali tendono a raccontare storie di ambizione, successo, depravazione seguite da rimpianto e redenzione. O’Connor non si pente e non cerca redenzione. Da una scrittura semplice e colloquiale viene fuori una persona autoironica e pragmatica, un’acuta osservatrice. Racconta molte storie, soprattutto dell’infanzia e degli anni del successo, cercando di sottolineare la vacuità di quell’esperienza. L’unica vera opportunità avuta dal mondo della musica è stata quella di perdere la ragione. Ma poi ha ritrovato se stessa. The Guardian

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Questo articolo è uscito sul numero 1417 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati