Dopo la visita di una delegazione della Comunità di sviluppo dell’Africa del sud (Sadc, l’organismo regionale), il 5 luglio è tornata un’apparente calma a Mbabane, la capitale di Eswatini (ex Swaziland), dopo le violente proteste della settimana prima contro il re Mswati III. Secondo gli attivisti per la democrazia, le vittime della repressione della polizia – a cui è stato ordinato di sparare sui civili – sono almeno quaranta, e un migliaio i feriti. Per il governo i morti sono una decina. Human rights watch ha riportato il 6 luglio alcune dichiarazioni in base alle quali l’esercito avrebbe preso il potere. Due giornalisti del sito sudafricano New Frame che stavano seguendo le proteste in Eswatini sono stati arrestati e torturati il 4 luglio. Magnificent Mndebele e Cebelihle Mbuyisa indagavano sulle morti di alcuni cittadini quando sono stati fermati da un gruppo di soldati, portati in un commissariato e incappucciati con sacchetti di plastica per simulare il soffocamento. Sono stati liberati solo dopo l’intervento di un avvocato.
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Questo articolo è uscito sul numero 1417 di Internazionale, a pagina 31. Compra questo numero | Abbonati