Cultura Suoni
Eusexua
Fka Twigs (Dr)

Il nuovo album di Fka Twigs è una confessione intima, pronunciata come se le labbra della cantante britannica stessero sfiorando il microfono. Per tutto il disco l’artista, al secolo Tahliah Barnett, raggiunge le note più alte con voce dolce e sussurrata adagiandosi su un letto di ritmi house e sintetizzatori scintillanti. Ascoltare Eusexua è come avere accesso telepatico ai pensieri alla deriva di una ballerina in un club. Non sorprende il fatto che il concetto alla base di questo album sia nato frequentando la scena rave di Praga. Fka Twigs sostiene di aver scarabocchiato la parola “eusexua” (che unisce sessualità ed euforia) sul dorso della mano nel bagno di una discoteca della capitale ceca. Anche se a volte si rivolge a singoli individui, l’artista sembra invitare a una trance collettiva. Non è certamente mainstream, ma la musica di Fka Twigs potrebbe trovare dimora nelle piste da ballo dei locali più stravaganti. Con il suo ritmo e le onde di chitarra balearica, il brano Girl feels good riecheggia Ray of light di Madonna del 1998. Perfect stranger invece fluttua su un insistente ritmo in 4/4, mentre Fka Twigs evoca il fascino di un incontro anonimo. Sono curiosa di vedere se Eusexua avrà qualche passaggio radiofonico. È un disco strano, esplicito in modo crudo. A volte vaga alla ricerca di melodie. Ma sboccia con dettagli diversi ogni volta che lo ascolti. La complicazione fa parte della sua bellezza.
Helen Brown, Independent

Humanhood
The Weather Station (Brendan George Ko)

Sono passati quattro anni da quando Tamara Lindeman ci ha stregato con la matura odissea di Ignorance, mentre il disco successivo non aveva la stessa magia. Stavolta con Humanhood la musicista canadese e il resto della band ci offrono la loro versione massimalista. In questi brani c’è lo stesso tenero sentimento straziante che racconta l’esperienza di un’umanità condivisa, ma stavolta i Weather Station scelgono una strumentazione stravagante. Provano a tradurre l’essenza della natura nelle loro composizioni, seguendo l’esempio dei Sigur Rós, e così gli strumenti sono combinati per trasmettere la desolazione, i venti che fischiano lungo crinali aspri e luoghi inospitali. È un effetto difficile da spiegare, ma è potente. Descrivendo la mancanza di connessione con amici, amanti, familiari e perfino estranei, Lindeman accosta paesaggi duri e testi disperati a una voce eterea e mai fredda. Tutto suona come una reminiscenza di Ignorance e a volte vive nella sua ombra. Questo però non significa che Humanhood non sia molto bello. È il lavoro unitario di una band che fa della coesione il suo marchio di fabbrica.
Michael Watkins, Clash

Aleksandr Čerepnin (1899-1977) era un ottimo compositore e i suoi sei concerti per pianoforte sono lavori di grande effetto, pieni di colore, varietà e contrasto. I primi due sono pezzi in un unico movimento, mentre nel terzo l’autore espande la forma a due movimenti senza superare la lunghezza modesta dei primi. Nel quarto concerto le cose si fanno interessanti: è composto da tre brevi poemi sinfonici basati su storie e melodie cinesi. Ammettiamolo, come si fa a resistere a un movimento intitolato Il sacrificio d’amore di Yan Kuei? Negli ultimi due concerti Čerepnin sceglie la forma tradizionale in tre movimenti, con materiale tematico abbondante e affascinante. Lo stile è essenzialmente romantico-moderno russo (un po’ alla Prokofev, per darvi un’idea). È un mistero come mai questa musica non sia più conosciuta, ma le eccellenti esecuzioni di Noriko Ogawa e della Singapore Symphony Orchestra diretta da Lan Shui sono un ottimo modo per risolvere il problema. Il prezzo economico di questo album dovrebbe anche stimolare i collezionisti che non vogliono fare un investimento enorme.
David Hurwitz, ClassicsToday

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1599 - 31 gennaio 2025
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