Il 23 febbraio il governo israeliano ha affermato di essere pronto a riprendere “in qualsiasi momento” i combattimenti nella Striscia di Gaza, mentre Hamas l’ha accusato di aver messo a rischio la tregua bloccando il rilascio di centinaia di prigionieri palestinesi.

La prima fase della fragile tregua a Gaza, entrata in vigore il 19 gennaio, si concluderà il 1 marzo, ma i negoziati per la seconda fase non sono ancora cominciati.

La decisione annunciata il 22 febbraio da Israele di non rilasciare più i seicento prigionieri palestinesi, dopo la liberazione lo stesso giorno di sei ostaggi israeliani, mette ulteriormente a rischio la tregua. Il governo israeliano ha motivato la decisione con le “cerimonie umilianti” a cui gli ostaggi sono sottoposti prima del rilascio.

L’inviato statunitense per il Medio Oriente, Steve Witkoff, ha annunciato “una visita nella regione in settimana, probabilmente il 26 febbraio, per negoziare un’estensione della prima fase della tregua”.

La seconda fase dovrebbe mettere definitivamente fine alla guerra, ma l’estrema destra israeliana, alleata del primo ministro Benjamin Netanyahu, continua a opporsi, minacciando la sopravvivenza del governo.

“Siamo pronti a riprendere i combattimenti in qualsiasi momento, i nostri piani operativi sono pronti”, ha dichiarato il 23 febbraio Netanyahu durante una cerimonia militare a Holon.

“Raggiungeremo pienamente i nostri obiettivi di guerra, sia con i negoziati sia con altri mezzi”, ha aggiunto.

Poco dopo l’esercito israeliano ha annunciato di aver “innalzato il livello d’allerta operativa intorno alla Striscia di Gaza”.

Dall’inizio della tregua venticinque ostaggi israeliani sono stati liberati, e quattro corpi di ostaggi sono stati consegnati, in cambio di più di 1.100 prigionieri palestinesi.

Il 22 febbraio Hamas ha rilasciato sei ostaggi, ma ancora una volta li ha fatti sfilare su un podio davanti alla folla prima di consegnarli al Comitato internazionale della croce rossa (Cicr).

Israele ha quindi bloccato la liberazione di 620 prigionieri palestinesi, chiedendo la fine di queste “cerimonie umilianti”. In risposta, il 23 febbraio Hamas ha accusato Israele di “mettere in pericolo la tregua” e ha chiesto ai paesi mediatori, tra cui gli Stati Uniti, d’intervenire.

Intanto, il 23 febbraio Israele ha annunciato di aver espulso circa quarantamila palestinesi da tre campi profughi nel nord della Cisgiordania occupata, dove l’esercito ha condotto una grande operazione nell’ultimo mese.

Il ministro della difesa israeliano Israel Katz ha riferito di aver “ordinato ai soldati di prepararsi a una permanenza prolungata in questi campi”.

Per la prima volta dalla fine della cosiddetta “seconda intifada”, la rivolta palestinese del 2000-2005, l’esercito israeliano ha schierato dei carri armati in Cisgiordania. Un fotografo dell’Afp ha riferito che una colonna di carri armati ha preso posizione nel campo di Jenin.