Il mondo potrebbe rivivere i momenti peggiori della pandemia di aids a causa della revoca dei finanziamenti statunitensi, ha avvertito il 24 marzo Winnie Byanyima, direttrice del Programma delle Nazioni Unite per l’hiv/aids (Unaids), durante una conferenza stampa a Ginevra.

“La revoca dei finanziamenti statunitensi sta causando carenze di personale e interruzioni nei sistemi di diagnosi e trattamento in 27 paesi africani, oltre a un collasso dei sistemi di monitoraggio”, ha affermato.

“Più a lungo termine prevediamo una recrudescenza della pandemia di aids su scala globale, non solo in Africa ma anche in Europa orientale e in America latina, mentre i decessi potrebbero tornare ai livelli degli anni novanta e duemila”, ha aggiunto.

Byanyima ha poi lanciato un appello al presidente statunitense Donald Trump, invitandolo a “fare un accordo” sulla prevenzione della malattia.

Finora il programma Unaids era finanziato al 50 per cento dagli Stati Uniti.

Secondo Unaids, senza i finanziamenti statunitensi, e considerando anche che nessuno stato si è fatto avanti per sostituire Washington, nei prossimi quattro anni l’aids causerà 6,3 milioni di decessi in più nel mondo.

“Nel 2023 abbiamo avuto 600mila morti, quindi stiamo parlando di una cifra dieci volte superiore”, ha precisato Byanyima.

Byanyima ha affermato che “gli Stati Uniti sono stati un partner incredibile finora” e che Unaids ha lavorato in “stretta collaborazione” con il programma Pepfar, lanciato dall’ex presidente George W. Bush per combattere l’aids, anch’esso colpito dai tagli.

“Ma l’improvvisa revoca dei finanziamenti statunitensi ha già portato alla chiusura di numerose cliniche e al licenziamento di migliaia di operatori sanitari”, ha aggiunto.

Byanyima ha definito “ragionevole che gli Stati Uniti vogliano ridurre il loro contributo”, ma ha avvertito che “la revoca senza preavviso dei finanziamenti sta avendo conseguenze devastanti in tutto il mondo, soprattutto in Africa, Asia e America Latina”.

In alcuni paesi africani la risposta all’aids dipende fortemente dagli aiuti esterni, per esempio in Tanzania, per il 94 per cento, e in Uganda, per il 90 per cento, ha spiegato Byanyima.

L’appello delle Nazioni Unite è tanto più urgente in quanto secondo gli esperti un nuovo antiretrovirale, sviluppato dall’azienda statunitense Gilead, potrebbe avere un ruolo decisivo contro l’aids.

“Siamo all’alba di una rivoluzione nella terapia preventiva e abbiamo una possibilità reale di sconfiggere l’aids”, ha affermato Byanyima.

“La Gilead potrebbe trarre grande profitto dal suo antiretrovirale, a condizione che il presidente degli Stati Uniti e la sua amministrazione capiscano l’importanza della questione”, ha concluso.