Annalena McAfee  - Antonio Olmos, Guardia/Eye​vine/Contrasto
Annalena McAfee (Antonio Olmos, Guardia/Eye​vine/Contrasto)

“Generoso” è un aggettivo spesso usato per i libri che incoraggiano la simpatia verso i loro personaggi – anche quelli cattivi – e cercano di educare premurosamente i lettori su comunità ed esperienze che altrimenti sarebbero per loro estranee. Da questo punto di vista il nuovo romanzo di Annalena McAfee è eccezionalmente ingeneroso. Belladonna racconta la storia dell’artista botanica Eve Laing, che fa i conti con la sua eredità attraverso una serie di flashback durante un lungo viaggio attraverso Londra alla vigilia di Natale. Eve, sessant’anni, ha recentemente divorziato dal ricco architetto Kristof, e il viaggio comincia con lei che scruta voyeuristicamente il suo ex salotto, dove Kristof si sta rilassando con la nuova amante. La Londra dei giorni nostri che Eve attraversa è filtrata un po’ pretenziosamente attraverso la lente della storia dell’arte, ma il libro prende quota nei flashback. Attraverso di essi, apprendiamo che alla scuola d’arte Eve ha posato per il pittore molto più vecchio di lei Florian Kis – un mostro sacro dell’arte figurativa, probabilmente modellato su Lucian Freud – di cui è stata anche amante. Da allora è costretta a rivivere questo periodo di “vulnerabilità idiota”, perché il quadro di Kis Ragazza con un fiore rimane ostinatamente famoso. Eve prova anche una rabbia apparentemente eccessiva nei confronti di Wanda Wilson, ex amica ora lodata come l’artista più eccitante e trasgressiva della sua generazione. Eve ha avuto molto più successo di quanto questa amarezza potrebbe suggerire, ma l’establishment artistico non ha mai preso sul serio le sue delicate illustrazioni botaniche. Mentre i flashback procedono, emerge una relazione in cui Eve sembra finalmente avere il sopravvento. Luka, uno dei suoi giovani assistenti di studio, la venera sia come artista sia come donna. L’eccitazione di Eve nel sentirsi finalmente “vista” è quasi triste. Via via che Luka è sempre più scontento di questo ruolo passivo, la narrazione si sposta in un territorio ancora più oscuro. Nonostante le prove contro di lei, facciamo il tifo per Eve. Sì, Eve è misantropa. Sì, è crudelmente orgogliosa della sua mancanza di sentimenti materni verso la figlia Nancy. Ma i grandi artisti maschi hanno sempre avuto un lasciapassare per i loro comportamenti cattivi. Harriet Fitch Little, Financial Times

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Questo articolo è uscito sul numero 1417 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati