Se oggi pensiamo a Edna Ferber – e dovremmo farlo più spesso – lo facciamo come autrice di romanzi che sono stati trasformati in grandi film come Show boat (1926) Cimarron (1929) e Saratoga (1941), oltre naturalmente al Gigante (1952). Ferber appartiene alla grande tradizione di scrittori popolari capaci di comporre saghe che coprono periodi storici anche molto lunghi. In superficie Il gigante rientra nella tradizione romantica di quelle grandi storie in cui un uomo testardo doma una donna ribelle che finisce per esserne ben felice. Solo che, quando fu pubblicato, le cose stavano già cominciando a cambiare. Il gigante è anzitutto un romanzo sul Texas che Ferber già vede come uno stato tradizionalista e misogino, orgogliosamente separato (e migliore) dal resto dell’America, cogliendone, molto in anticipo sui tempi e inconsapevolmente, una delle verità al centro del trumpismo: i sostenitori di Trump in realtà odiano il loro paese.
Charles Taylor, Los Angeles Review of Books
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Questo articolo è uscito sul numero 1602 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati