Il 31 marzo il tribunale di Parigi ha condannato Marine Le Pen a quattro anni di prigione per aver usato fondi del parlamento europeo per pagare alcuni politici e dipendenti del suo partito, il Rassemblement national (Rn, estrema destra). Le Pen è stata anche dichiarata ineleggibile per cinque anni con effetto immediato e non potrà quindi candidarsi alle presidenziali del 2027.

Dei quattro anni di condanna, due sono senza condizionale, ma con possibilità di braccialetto elettronico.

La presidente del tribunale Bénédicte de Perthuis ha riconosciuto nove eurodeputati dell’Rn colpevoli del reato principale e dodici assistenti colpevoli di ricettazione.

“È stato appurato che c’era un vero e proprio sistema”, ha dichiarato De Perthuis. “L’Rn sottoscriveva contratti fittizi, perché in realtà gli assistenti degli eurodeputati lavoravano per il partito”.

Le Pen ha lasciato l’aula del tribunale prima dell’annuncio della pena.

“Vacca da mungere”

Il 13 novembre la procura di Parigi aveva chiesto cinque anni di prigione e altrettanti d’ineleggibilità per Le Pen, la storica leader dell’Rn, oltre a 300mila euro di ammenda.

La procura aveva definito “il sistema messo in atto da Le Pen senza precedenti per la sua durata nel tempo e per l’ammontare della cifra sottratta” (4,5 milioni di euro).

“Gli imputati consideravano il parlamento europeo la loro vacca da mungere”, aveva affermato la procuratrice Louise Neyton.

Il caso, cominciato nel 2015 con una segnalazione del presidente del parlamento europeo Martin Schulz, riguarda un gran numero di contratti per assistenti parlamentari stipulati in un periodo di più di dieci anni (2004-2016).

Secondo l’accusa, alcuni di questi “assistenti” non avevano mai incontrato i loro datori di lavoro ufficiali (gli europarlamentari) e messo piede nel parlamento europeo, ma lavoravano solo per il partito, una cosa vietata dalle normative europee.

Tra gli imputati c’erano nove ex eurodeputati del Front national (che poi è stato ribattezzato Rn), tra cui Le Pen e l’attuale vicepresidente dell’Rn Louis Aliot.

Oltre a loro, erano sotto processo dodici assistenti parlamentari e quattro collaboratori.

Le reazioni di Orbán e Putin

Il processo d’appello potrebbe tenersi tra circa un anno, arrivando quindi a sentenza non prima dell’autunno 2026, pochi mesi prima delle elezioni presidenziali, previste nella primavera del 2027.

Secondo un sondaggio recente, Le Pen è attualmente in testa nelle intenzioni di voto, con una percentuale tra il 34 e il 37 per cento.

“Io sono Marine!”, ha affermato sul social network X il primo ministro ungherese Viktor Orbán, mentre il Cremlino ha denunciato “una violazione delle regole democratiche”.