Il romanzo d’esordio di Shannon Pufahl è un libro sul west americano degli anni cinquanta, sul gioco d’azzardo e sull’amore gay. È raccontata con una voce antica ma non nostalgica, uno stile cinematografico che evita i cliché di genere o il sentimentalismo. La storia comincia nel 1956, con i giovani sposi Muriel e Lee appena arrivati a San Diego dal Kansas. Lee spinge Muriel a vendere la casa della madre morta, in modo che possano comprarsi un terreno. Muriel trova i soldi, ma da una fonte diversa: le scommesse sui cavalli. Il fratello di Lee, Julius, arriva da Las Vegas, dove ha vissuto negli ultimi due anni, giocando d’azzardo e guardando i test della bomba atomica nel deserto. Poi andrà a Tijuana in cerca del suo amante. Muriel prova per Julius un’attrazione viscerale ma indefinita. Dopo una prima parte concitata, il romanzo rallenta e si dipana in una specie di montaggio parallelo: due storie d’amore, nessuna delle quali molto romantica. Due passioni gemelle, perché Julius e Muriel sono l’uno l’ombra dell’altra. Sono storie del dopoguerra, ma non affreschi d’epoca. Nel finale, la rivelazione alla quale Muriel e il lettore arrivano non è nuova, ma è senza tempo. Lucie Shelly, The New York Times

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Questo articolo è uscito sul numero 1419 di Internazionale, a pagina 85. Compra questo numero | Abbonati