Di recente Madonna ha pubblicato su Instagram una foto dell’attrice Karla Sofía Gascón, accompagnandola con una parola in lettere rosa sgargianti che sintetizza il pensiero di quasi tutti gli spettatori che l’hanno vista recitare nel film noir musical Emilia Pérez: “Wow”.

Gascón, 52 anni, è cresciuta vicino a Madrid e ha passato buona parte della sua carriera recitando nelle telenovelas messicane. In Emilia Pérez, diretto da Jacques Audiard, interpreta il boss del narcotraffico Manitas, che inscena la propria morte, completa la transizione da uomo a donna e si reinventa come Emilia, un’attivista per le cause sociali. Emilia Pérez, come il personaggio che ne è protagonista, è unico. Dopo tutto non ci sono molti film che raccontano la brutalità dei cartelli messicani e al tempo stesso hanno una canzone sulla vaginoplastica.

Los Angeles, 4 agosto 2024 - Ryan Pfluger, The New York Times/Contrasto
Los Angeles, 4 agosto 2024 (Ryan Pfluger, The New York Times/Contrasto)

“Madonna ha pianto molto dopo averlo visto a New York”, racconta Gascón, seduta in modo composto sul bordo di una chaise longue in un hotel di Londra. I suoi folti capelli color nocciola sfiorano le spalline del vestito nero con colletto bianco e maniche corte bordate anch’esse di bianco. “Mi ha detto ‘sei fantastica!’ e continuava a piangere. Le ho detto: ‘Per favore, Madonna. È solo un film, devi essere contenta!’”.

Nella vita Gascón ha versato lacrime in abbondanza, per esempio quando le quattro attrici principali di Emilia Pérez hanno vinto il riconoscimento per la miglior attrice a Cannes, dove il film ha ricevuto anche il premio della giuria. Le altre tre sono Zoe Saldana, che interpreta l’avvocata di Emilia, Selena Gomez, la vedova di Manitas convinta che Emilia sia la cugina del marito scomparso, e Adriana Paz, il nuovo amore di Emilia. Ma è stata Gascón a pronunciare il commovente discorso di sei minuti per la consegna del premio in Francia, ricordando che le persone trans sono ancora “insultate, denigrate e sottoposte a terribili violenze”.

Purtroppo l’approvazione e la fama non servono a fermare gli abusi. All’indomani del trionfo di Gascón, la parlamentare francese di estrema destra Marion Maréchal ha scritto su X: “Quindi un uomo ha vinto il premio come miglior attrice?”. Sei organizzazioni lgbt hanno depositato una denuncia contro Maréchal. Gascón le ha fatto causa.

Oggi l’attrice sembra più pacata rispetto ai giorni di Cannes. È affettuosa, ma senza eccessi – un bacio su ogni guancia alle presentazioni, un abbraccio all’arrivederci – e allegra nelle sue interazioni con l’interprete. Parla così tanto che la traduttrice si ritrova a scrivere sul retro del taccuino. “Hai altra carta?”, domanda Gascón. “Oppure puoi scrivere sul tuo…?”, aggiunge mimando una scrittura frenetica sul proprio braccio.

Grazie al suo lavoro, ha viaggiato in tutto il continente, dall’Etiopia al Sudafrica, invitata da organizzazioni sanitarie e comunità

Greta Gerwig, regista e presidente della giuria della scorsa edizione del festival di Cannes, e Madonna non sono le uniche persone convinte della grandezza di Gascón. Il 23 gennaio l’attrice è stata inserita tra le cinque candidate per gli Oscar, insieme ad Angelina Jolie (per il film Maria) e Tilda Swinton (La stanza accanto). Gascón è diventata la prima persona dichiaratamente transgender a essere nominata dalla giuria dell’Academy per uno dei premi assegnati agli attori.

Gioco di contraddizioni

L’interpretazione di Gascón in Emilia Pérez è fatta di fermezza e serietà: nel film a volte nasconde, altre esibisce la mutevolezza che ha permesso a Emilia di dominare il traffico di droga e di affermarsi in seguito in una vita completamente diversa. Anche se vive come una donna, Emilia si nasconde ancora dalla moglie e dai figli. In questo gioco di contraddizioni Gascón fa il suo lavoro più sottile.

Dopo averla scritturata per il ruolo di Emilia, il regista Jacques Audiard (autore di film come Il profeta e Un sapore di ruggine e ossa) era scettico sulla possibilità che riuscisse a interpretare anche il personaggio maschile di Manitas. Gascón l’ha convinto inviandogli video in cui ha usato i filtri di TikTok e ha alterato la voce. “Mi capita spesso di abbassare il volume della tv e imitare le voci di tutti gli attori sullo schermo”, racconta. “Lo faccio per divertirmi, quando sono sola in casa. Quindi per me è stato facile. Conosco le mie…” consulta rapidamente l’interprete, poi annuncia la parola con tono trionfante: “Virtù!”.

Perché era così determinata a interpretare anche Manitas? “Mi piacciono i ruoli lontani dal mio carattere e dalla mia vita”, spiega. “Non volevo perdermi nessuna dimensione del personaggio. Se ci fossero state scene in flashback avrei chiesto di recitare anche quelle”.

Emilia, paradossalmente, è stata più difficile. “È complicato interpretare un personaggio che mi è vicino”, ribadisce. Il ruolo ha evidenziato le diverse aspettative nei confronti delle donne che lei ha vissuto sulla propria pelle. “Sono convinta che l’uomo sia più libero fisicamente e più prigioniero mentalmente. Una donna, invece, è più libera mentalmente ma lo è meno rispetto al suo corpo. Se sei donna devi sempre avere i capelli a posto, e lo stesso vale per il trucco. Un uomo si sveglia e va al lavoro, mentre per le donne c’è la mentalità della perfezione”.

Si alza di scatto e si stringe il torace. “In questo momento indosso un busto”, confessa. “Riesco a malapena a respirare!”. Noto che si è tolta le scarpe con il tacco alto, nere e lucide, che ora si trovano accanto ai piedi avvolti dai collant. “La società ti vede più bella se ti vesti in questo modo. Come Emilia, ho dovuto essere più femminile di quanto sono normalmente”.

Gascón ha completato la transizione all’età di 46 anni. All’epoca si era detta: “O adesso o mai più”. Ancora oggi è sostenuta dalla moglie, che conosce da quando erano adolescenti, e dalla figlia, che ha tredici anni. Ma ha dovuto superare diversi ostacoli, anche dopo la transizione. “Mi hanno criticata per il mio aspetto. Guido una moto e di solito non mi trucco. La gente dice ‘perché sei diventata una donna se non vuoi truccarti?’. Ma la società fa molta confusione su cosa sia una donna”.

Tutto questo l’ha detto in spagnolo all’interprete, che ora legge con voce monotona dai suoi appunti stenografati. “Mi piacerebbe che la traduttrice confermasse quello che ho detto su cosa significa essere una donna nella società”. L’interprete annuisce, ridiamo tutti e tre. Gascón gesticola verso di lei come a dire “vedi?”.

Le critiche al suo stile di vita arrivano da ogni ambiente. “Anche dalla minoranza che rappresento”, aggiunge. E questo la fa pensare: “Puoi essere una persona lgbt, puoi essere un uomo, una donna, un astronauta o un elettrauto. Ma se sei stupido, sei stupido”. Altre risate.

Educazione contro la violenza

Secondo Gascón parte del messaggio di Emilia Pérez è che il potere non è nell’uso della violenza, ma nel rinunciarci. “Con la violenza puoi controllare molte persone e imporre la tua volontà. È una forma di costrizione che ha spinto noi donne a occuparci delle faccende domestiche, le persone non bianche a lavorare nei campi di cotone e gli omosessuali a non potersi sposare. In alcuni aspetti dell’eterosessualità maschile c’è sempre stata una violenza esplicita rivolta agli altri, e questo atteggiamento è stato introiettato anche da una parte del femminismo per schiacciare una frangia della popolazione”.

Qual è la soluzione? “L’educazione”, risponde Gascón. “Per esempio io ho insegnato a mia figlia a rispettare se stessa e gli altri, a non lasciare che nessuno la tratti con superiorità. Oggi le donne sentono di non aver bisogno che un uomo risolva i problemi al posto loro”.

È una linea seguita anche dal resto del cast. Saldana ha dichiarato che insieme a Gomez e Paz ha cercato di assicurarsi “che a Gascón non mancasse niente”. La domanda è inevitabile: di cosa ha avuto bisogno? “Non lo so”, ammette Gascón, un po’ sorpresa da quella citazione. “Speravo che me lo dicessi tu”. Poi trova una risposta. “Dai miei colleghi avevo bisogno solo che tirassero fuori la performance migliore della loro vita”.

Ha già scritto un discorso per l’accettazione dell’Oscar? “L’ho scritto il primo giorno di riprese”, risponde. Poi scoppia a ridere. “No, no. È tutta una fantasia, non c’è niente di reale. Se succede, sarò l’attrice più felice del mondo. Altrimenti non importa. Tutto quello che ho fatto è stato mettere l’anima nel film. Credo che sia la migliore interpretazione della mia vita. Di solito quando mi vedo sullo schermo sono sempre critica: ‘Perché ho fatto questo e non quello?’”.

Con Emilia Pérez è stato diverso? “Non riesco a trovare una sola scena che non mi soddisfi. Questo è il mio vero Oscar”. ◆ as

Biografia

1972 Nasce ad Alcobendas, vicino a Madrid, in Spagna.
1991 Conosce la sua futura moglie, Marisa Gutiérrez.
2009 Comincia a recitare in alcune telenovelas in Messico.
2016 Dopo aver intrapreso la transizione, fa coming out come donna trans.
2024 È premiata come migliore attrice insieme ad altre tre colleghe per il film Emilia Pérez al festival di Cannes. È la prima persona trans a ricevere questo riconoscimento.


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Questo articolo è uscito sul numero 1599 di Internazionale, a pagina 70. Compra questo numero | Abbonati