Come per la maggior parte degli agricoltori che abitano nei remoti paesi della catena montuosa dell’Aspromonte, in Calabria, per Nicola Fortugno la terra era la sua vita. Quando l’11 agosto le fiamme hanno inghiottito Piraino, una frazione circondata da un bosco di pini sopra la cittadina di Cardeto, Fortugno, 79 anni, si è rifiutato di andarsene. È rimasto a casa per cercare di salvare i suoi animali e le coltivazioni. Il suo corpo carbonizzato è stato ritrovato dai vigili del fuoco. “La morte di Nicola è molto dolorosa, perché siamo una comunità soprattutto di agricoltori, che fanno grandi sacrifici per un piccolo pezzo di terra. Gli animali sono la nostra ricchezza”, dice Francesca Crea, proprietaria di un’edicola a Cardeto.

A metà agosto gli sforzi per estinguere gli incendi che hanno flagellato anche la Sicilia, la Campania, la Puglia, la Basilicata e la Sardegna sono stati ostacolati dai venti caldi, in un’ondata di calore intensa e prolungata che ha visto l’Italia segnare nuovi record di temperature in Europa. Gli incendi nell’area di Cardeto covavano ancora sotto le ceneri la mattina del 12 agosto. Altri stavano per divampare. Le conseguenze erano visibili nella terra arsa, nei massi anneriti e negli alberi bruciati o caduti. La notte del 12 agosto erano sessanta gli incendi in Calabria, il numero più alto in Italia, tanto da spingere il governo guidato da Mario Draghi ad annunciare un piano di emergenza nazionale.

Cause e conseguenze

Cinque persone sono morte negli incendi, quattro in Calabria e una in Sicilia, dove un agricoltore di trent’anni è stato schiacciato dal suo trattore mentre tentava di spegnere le fiamme nella sua azienda a Paternò, una città vicino a Catania. Le morti in Calabria sono avvenute sulle montagne dell’Aspromonte, che ospitano un vasto parco nazionale al cui interno c’è una faggeta secolare che quest’anno è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Una donna e suo nipote sono morti mentre tentavano di salvare il loro uliveto; un uomo di 76 anni è morto nel tentativo di proteggere il suo appezzamento. Centinaia di pellegrini in cammino verso un santuario nel paese di San Luca sono stati costretti a tornare indietro quando il fuoco ha avvolto le strade.

Mentre si valuta il livello di distruzione, cresce la rabbia per la gestione degli incendi boschivi e molti calabresi denunciano la serie di errori (tra cui lo scioglimento del corpo forestale dello stato deciso dal governo di Matteo Renzi nel 2016) che secondo loro hanno esasperato la situazione nell’ondata di caldo di questa estate. Altri sostengono che i rinforzi dal governo centrale sono arrivati troppo tardi. L’esercito è stato inviato in Calabria, insieme al personale della protezione civile. Nella lotta agli incendi sono coinvolti anche 2.500 esperti forestali e volontari di Calabria Verde, un’azienda di proprietà della regione a cui è affidato il compito di prendersi cura dei boschi locali.

La Coldiretti, principale associazione di agricoltori italiana, all’inizio di agosto ha dichiarato che il numero degli incendi nel paese è triplicato nel 2021 in confronto alla media annuale tra il 2008 e il 2020. Le autorità calcolano che quasi il 57 per cento degli incendi è di origine dolosa, causato da piromani o da chi vuole beneficiare dei fondi statali per le zone danneggiate. “Meno del 2 per cento ha un’origine naturale. Nel 4,4 per cento dei casi la causa è indeterminata e nel 22 per cento non classificabile, cioè è difficile stabilire cosa l’ha innescata”, ha detto Roberto Cingolani, il ministro della transizione ecologica.

Seduto davanti a un bar in una frazione vicina a Cardeto, Marco Bruno non ha dubbi che la negligenza umana abbia avuto un ruolo negli incendi sulle montagne dell’Aspromonte. Nel 2003, quando migliaia di persone sono morte e grandi porzioni di foresta sono state distrutte in Europa in un’intensa ondata di calore, la manutenzione dei boschi dell’Aspromonte era affidata a organizzazioni senza scopo di lucro, che ricevevano la maggior parte dei compensi solo se riuscivano a limitare a meno dell’1 per cento del territorio gli incendi nelle aree assegnate. Il sistema, che aveva portato a una riduzione significativa del numero dei roghi, è stato abolito nel 2013. “Non ho mai visto niente come gli incendi di quest’estate”, dice Bruno. “È colpa della cattiva gestione delle foreste. Una volta avevamo un sistema che funzionava, con gente esperta che sapeva quello che faceva. Oggi non ci sono abbastanza controlli o manutenzione, e queste sono le conseguenze”. ◆ fdl

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Questo articolo è uscito sul numero 1423 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati