“Nel corso del 2020 l’Australia è stata l’invidia del mondo: mentre i sistemi sanitari e le economie dall’Europa all’America Latina erano in ginocchio, per gran parte del paese era tutto come al solito”, scrive The Diplomat. “Le frontiere chiuse e tempestivi lockdown hanno impedito al covid-19 di prendere piede. A parte lo stato di Victoria, che ha passato quattro mesi in lockdown, il resto del paese non è quasi stato toccato dal virus. Ma il successo iniziale è stato fatale, perché mentre i paesi più colpiti dalla pandemia sono corsi a procurarsi i vaccini, l’Australia ha perso tempo ed è rimasta indietro, ultima tra i paesi dell’Ocse per numero di somministrazioni. Finora Canberra si è affidata a Pfizer e, in misura maggiore, ad AstraZeneca, salvo poi limitare il secondo a chi ha più di 60 anni. Poi è arrivata la variante delta: Sydney è in lockdown da otto settimane, Melbourne da quattro. Il governo ha rivisto le raccomandazioni sui limiti nell’uso di AstraZeneca, ma questo non è bastato a risollevarne la reputazione, anche se l’Australia ha guadagnato tre posizioni e non è più ultima per numero di vaccinati. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1423 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati