Il presidente statunitense Donald Trump ha firmato il 23 gennaio, davanti alla stampa, un ordine esecutivo che concede la grazia a ventitré attivisti condannati per aver bloccato l’accesso a cliniche in cui si praticano aborti.

“Queste persone non avrebbero mai dovuto essere perseguite”, ha affermato, aggiungendo che “è un grande onore firmare questo provvedimento”.

L’annuncio è arrivato alla vigilia di una grande manifestazione antiabortista a Washington, denominata “marcia per la vita”.

Secondo alcuni mezzi d’informazione statunitensi, Trump parteciperà in videoconferenza, mentre il vicepresidente J. D. Vance sarà presente.

Durante la campagna elettorale Trump aveva mantenuto posizioni volutamente sfumate sulla questione politicamente scottante dell’aborto.

Mentre la destra cristiana gli chiedeva d’impegnarsi a vietare l’interruzione volontaria di gravidanza a livello federale, aveva detto di voler lasciare la questione ai singoli stati.

Tuttavia, si è ripetutamente assunto il merito della fine della tutela federale del diritto all’aborto, sancita dalla corte suprema nel giugno 2022 e avvenuta dopo la nomina, durante il suo precedente mandato, di tre giudici ultraconservatori.

In seguito a questa svolta, molti stati conservatori sono intervenuti per vietare o limitare fortemente il diritto all’aborto.

Il 20 gennaio, il giorno del suo insediamento, Trump aveva già concesso la grazia a più di 1.500 partecipanti all’assalto al congresso del 6 gennaio 2021.

Il presidente ha anche concesso la grazia a due poliziotti condannati per un inseguimento illegale che aveva causato la morte di un afroamericano nel 2020.