È il nuovo arrivato nell’asse illiberale. Janez Janša, premier sloveno dal marzo 2020, è un fedele alleato di Viktor Orbán, al quale è legato da importanti vincoli economici: gli oligarchi di Budapest finanziano i mezzi d’informazione vicini al suo partito e nell’ultimo anno gli investimenti ungheresi in Slovenia sono parecchio aumentati. A differenza del premier ungherese, tuttavia, Janša stenta a costruire un regime illiberale. Guida infatti un governo di coalizione che, oltre al suo partito, comprende una forza di centrodestra moderato e alcune piccole formazioni che in passato avevano governato con il centrosinistra, oggi legate a Janša da interessi privati e dal timore di elezioni anticipate.

Janša ha alle spalle una lunghissima carriera politica, caratterizzata da un intreccio di scandali e momenti eroici che lo ha reso una figura polarizzante. Simbolo della “primavera slovena” del 1988, quando il paese si mobilitò contro il suo arresto da parte delle autorità jugoslave, Janša è stato ministro della difesa in quatto governi (fu lui a coordinare nel 1991 la resistenza all’intervento militare jugoslavo) e tre volte premier. È finito in carcere due volte (la seconda per corruzione, nel 2014, con una sentenza poi annullata) e il 1 luglio 2021 è diventato per la seconda volta presidente di turno del Consiglio europeo. Nel 2008 l’incarico gli fece ottenere il riconoscimento internazionale. Oggi l’Europa è preoccupata per la sua deriva autoritaria.

Sotto il profilo ideologico Janša, nato nel 1958, è stato titoista convinto negli anni studenteschi, poi critico del regime da sinistra, oppositore pacifista, liberale, socialdemocratico, neoconservatore e infine nazionalpopulista. Il filo che lega tutte le sue trasformazioni è un certo stile pugilistico di fare politica, insieme alla tendenza a pensare in termini complottistici. In molti avevano creduto che avrebbe moderato i toni una volta tornato al potere, come era successo nel 2004. Ma stavolta Janša è rimasto sulle sue posizioni radicali, continuando a tuonare contro le élite liberali, e ad accusare giornalisti, magistrati e opposizioni.

Dietro a questa retorica incendiaria si nasconde però un leader molto più debole dei suoi colleghi polacco e ungherese. Janša ha una maggioranza parlamentare sempre più risicata e bassissimi indici di gradimento. Il paese non sembra volerlo seguire nella sua involuzione illiberale. Lui, comunque, è deciso a trasformare il semestre di presidenza sloveno in una grande campagna elettorale, con la quale spera di mobilitare l’elettorato di destra intorno alla sua figura. Una strategia trumpista, che preannuncia mesi “interessanti”. ◆

Luka Lisjak Gabrijelčič _ è uno storico sloveno. Dirige il trimestrale Razpotja._

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Questo articolo è uscito sul numero 1417 di Internazionale, a pagina 48. Compra questo numero | Abbonati