Una coalizione di stati di orientamento democratico ha annunciato il 21 gennaio un ricorso alla giustizia contro un ordine esecutivo firmato da Donald Trump nel giorno del suo insediamento che mette in discussione lo ius soli, garantito dalla costituzione.
Due ricorsi distinti sono stati presentati da un totale di ventidue stati, tra cui la California e New York, dopo che Trump ha firmato una serie di decreti in materia d’immigrazione.
Tra questi ce n’è uno che prevede la revoca dello ius soli, garantito dal quattordicesimo emendamento della costituzione, che permette alle persone nate negli Stati Uniti di ottenere la cittadinanza.
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Cosa succede negli Stati Uniti. A cura di Alessio Marchionna. Ogni domenica.
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Se entrasse in vigore, il decreto impedirebbe al governo federale di rilasciare passaporti, certificati di cittadinanza e altri documenti ai bambini nati negli Stati Uniti, a meno che uno dei genitori sia cittadino statunitense o abbia la green card, che garantisce la residenza permanente.
“Questo decreto è incostituzionale e antiamericano”, ha affermato in un comunicato Rob Bonta, il procuratore generale della California.
“Chiediamo al tribunale di bloccare immediatamente la sua entrata in vigore e di fare in modo che i diritti dei bambini nati negli Stati Uniti siano garantiti per tutta la durata del procedimento”, ha aggiunto.
Uno dei ricorsi, depositato presso un tribunale federale del Massachusetts a nome di diciotto stati, s’ispira a un ricorso simile presentato dall’ong
American civil liberties union (Aclu) nel New Hampshire.
Il quattordicesimo emendamento della costituzione era stato adottato all’indomani della guerra civile americana per garantire i diritti degli ex schiavi e dei loro figli.
In assenza di provvedimenti giudiziari, l’entrata in vigore del decreto è prevista trenta giorni dopo la firma.
La sera del 20 gennaio Trump ha dichiarato alla stampa che gli Stati Uniti sono l’unico paese al mondo a concedere la cittadinanza per nascita sul proprio territorio. In realtà lo ius soli è applicato da decine di altri stati, tra cui Canada e Messico.
Intanto, il nuovo presidente ha ordinato all’amministrazione di mettere in congedo forzato entro il 22 gennaio gli impiegati dei programmi federali per la diversità, considerati “pericolosi”.
Tutti gli impiegati dei programmi per la diversità, di cui Trump ha ordinato la chiusura, saranno messi in congedo forzato retribuito entro la sera del 22 gennaio, ha confermato sul social network X la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.