Una donna che rifiuta di avere rapporti sessuali con il marito non può essere considerata “in torto” dai tribunali in caso di divorzio, ha stabilito il 23 gennaio la Corte europea dei diritti umani (Cedu), condannando la Francia.

La Cedu si è pronunciata a favore di una donna francese di 69 anni il cui marito aveva ottenuto il divorzio con addebito esclusivo alla moglie, riconosciuta colpevole di violazione del dovere coniugale per aver smesso da molti anni di avere rapporti sessuali con lui.

“Spero che questa decisione sia una svolta per i diritti delle donne in Francia”, ha affermato la donna, che ha chiesto di restare anonima, in un comunicato trasmesso alla stampa dalla sua avvocata Lilia Mhissen.

“Questa sentenza segna la fine del dovere coniugale di avere rapporti sessuali e di una visione arcaica della famiglia”, ha dichiarato Mhissen.

“Il diritto di disporre del proprio corpo”

La Cedu, che ha sede a Strasburgo, ha condannato la Francia per violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani, che sancisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare.

I sette giudici hanno stabilito all’unanimità che “l’esistenza del dovere coniugale di avere rapporti sessuali è contraria alla libertà sessuale e al diritto di disporre del proprio corpo, oltre che all’obbligo per gli stati di prevenzione in materia di lotta alla violenza domestica”.

“La corte non può accettare che il consenso al matrimonio implichi il consenso a future relazioni sessuali”, si legge nel testo della sentenza.

Secondo Emmanuelle Piet, del Collettivo femminista contro lo stupro (Cfcv), che ha sostenuto il ricorso, “la Francia deve prendere atto del fatto che avere rapporti sessuali non rientra nei doveri coniugali e modificare gli articoli 215 e 212 del codice civile”.