In Birmania la speranza di trovare sopravvissuti tra le macerie si è ridotta dopo il forte terremoto che, secondo un bilancio provvisorio, ha causato più di duemila morti.
Il bilancio finale potrebbe però essere molto più alto, nonostante la mobilitazione della comunità internazionale.
Il 28 marzo un terremoto di magnitudo 7,7 sulla scala Richter aveva colpito il centro della Birmania, seguito pochi minuti dopo da un’altra scossa di magnitudo 6,7. Da allora ci sono state molte repliche lungo la faglia di Sagaing, intorno alla quale vive gran parte della popolazione birmana.
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Il terremoto, il più forte a colpire la Birmania da decenni, ha causato danni fino a mille chilometri dall’epicentro: almeno diciotto persone sono morte nel crollo di un edificio di trenta piani in costruzione nella capitale tailandese Bangkok, ma decine di operai risultano ancora dispersi.
Intanto a Mandalay, la seconda città della Birmania, che si trova vicino all’epicentro, continuano le operazioni di soccorso, rese più difficili dalle temperature vicine ai 40 gradi.
I funerali di centinaia di vittime sono previsti per il 31 marzo.
È difficile fare un bilancio preciso delle vittime in Birmania, un paese isolato in cui la giunta militare al potere combatte contro vari gruppi etnici ribelli. Ma l’appello alla comunità internazionale lanciato dal capo della giunta, il generale Min Aung Hlaing, un gesto molto raro, illustra chiaramente l’entità della catastrofe.
Secondo un bilancio provvisorio fornito dalle autorità il 31 marzo, il terremoto ha causato più di duemila morti, migliaia di feriti e circa trecento dispersi.
Raid aereo nello stato Shan
Il 30 marzo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha classificato il sisma al livello più alto di emergenza, mentre la Federazione internazionale delle società di Croce rossa e Mezzaluna rossa ha lanciato un appello per raccogliere più di cento milioni di dollari. Cina, Malaysia e India hanno inviato squadre di soccorritori, e dal 31 marzo anche l’Indonesia darà una mano.
La guerra civile in corso dal colpo di stato del 1 febbraio 2021 ha indebolito il sistema sanitario, che non è in grado di accogliere un numero così alto di vittime, secondo le agenzie umanitarie. La situazione era allarmante anche prima del terremoto, con i combattimenti che avevano causato più di 3,5 milioni di sfollati, secondo le Nazioni Unite.
Nonostante il sisma, il 28 marzo l’esercito ha condotto un raid aereo contro un gruppo etnico ribelle nello stato Shan, nell’est del paese, che ha causato almeno sette morti.