Lo scandalo della chat su Signal in cui i funzionari del governo statunitense parlavano di un attacco in Yemen ha messo in secondo piano le azioni del governo per reprimere il dissenso, che stanno diventando sempre più inquietanti. Quella che due mesi fa era stata presentata come una campagna di espulsioni di massa di “criminali” si è rivelata in realtà un piano per colpire chiunque sia percepito come pericoloso o anche solo critico, a prescindere dal suo status giuridico.
Come ha scritto Nesrine Malik in un articolo che abbiamo pubblicato sul sito, “la promessa di aumentare le espulsioni dei migranti irregolari, centrale nella campagna elettorale di Trump, ha prodotto un grande rafforzamento del raggio d’azione dell’Immigration and customs enforcement (Ice), l’agenzia responsabile del controllo delle frontiere. La rete è diventata talmente grande da intrappolare molte più persone del previsto, cioè non più solo chi è vulnerabile a causa del colore della pelle o delle opinioni politiche”.
Nelle ultime settimane alcuni cittadini tedeschi sono stati arrestati mentre cercavano di entrare in modo perfettamente legale nel paese attraverso il confine meridionale. Dopo una detenzione durata settimane sono stati espulsi e rimandati in Germania. Jasmine Mooney, cittadina canadese in possesso di un visto di lavoro, è stata arrestata, detenuta per due settimane e invitata a “prepararsi mentalmente” per “mesi di reclusione”. A uno scienziato francese è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti quando gli agenti hanno controllato il suo telefono trovando messaggi critici nei confronti di Trump. Alcune di queste persone hanno raccontato di essere state trattate come criminali.
Comprensibilmente alcuni paesi europei hanno cominciato a mettere in guardia i propri cittadini sui rischi dei viaggi negli Stati Uniti, avvertendoli che se decidono di andarci devono mettere in conto la possibilità di essere arrestati ed espulsi.
Nel frattempo si intensificano le retate contro studenti stranieri considerati pericolosi.
Intorno alle 17.15 del 25 marzo un uomo con una felpa nera con cappuccio ha fermato Rumeysa Ozturk, studente della Tufts university, che stava camminando per strada a Somerville, nel Massachusetts. Lei ha cercato di continuare, ma l’uomo le ha bloccato il passaggio e poi l’ha afferrata. La ragazza ha urlato. Si sono avvicinati altri uomini, non per difenderla ma per aiutare il suo aggressore. Hanno tolto lo zaino a Ozturk e le hanno sequestrato il cellulare. L’uomo incappucciato l’ha ammanettata. “Siamo della polizia”, le hanno detto. “Non sembra”, ha risposto un passante. “Perché vi nascondete il volto?”. Tutta la scena è stata ripresa da una telecamera di sicurezza.
“Ozturk, cittadina turca con un visto per motivi studio, è attualmente detenuta in un centro dell’Ice in Louisiana, nonostante un giudice abbia stabilito che la ragazza deve restare in Massachusetts”, scrive Vox. “Il dipartimento di stato ha annullato il suo visto e l’Ice si sta preparando a espellerla dal paese”.
L’amministrazione Trump sostiene che Ozturk ha partecipato ad attività “pro Hamas”, ma non ha fornito prove di un suo eventuale sostegno ai militanti palestinesi (o a qualsiasi altro gruppo terroristico). Nel 2024 la studente ha scritto insieme ad altri, sul giornale studentesco della Tufts, un commento in cui si criticava la guerra di Israele nella Striscia di Gaza, senza mai esprimere posizioni che fanno pensare a un sostegno per Hamas. Il segretario di stato Marco Rubio ha detto di aver revocato i visti a “più di trecento” studenti come lei per motivi simili.
Intanto vengono fuori racconti inquietanti sull’espulsione di centinaia di venezuelani accusati di far parte dell’organizzazione criminale Tren de Aragua. Due giornalisti di Mother Jones hanno intervistato amici, familiari e conoscenti di molti degli uomini trasferiti forzatamente in Salvador a metà marzo.
Non hanno trovato nessuna prova che collegasse quelle persone alla banda. Hanno invece scoperto che erano stati arrestati semplicemente perché avevano dei tatuaggi.
Neri Alvarado Borges, un panettiere venezuelano che viveva nell’area di Dallas, è un caso emblematico. Nessuno che lo conoscesse credeva che avesse un legame con il Tren de Aragua.
Tuttavia, gli agenti hanno notato che aveva un grande tatuaggio raffigurante un nastro, un omaggio a suo fratello Nelyerson, affetto da autismo. “Lei è qui per i suoi tatuaggi”, avrebbe detto a Borges un agente dell’Ice, secondo quanto riportato da Mother Jones. “Stiamo cercando e interrogando tutti quelli che hanno tatuaggi”.
Questo testo è tratto dalla newsletter Americana.
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