Il 21 gennaio Israele ha annunciato di aver condotto una grande operazione militare a Jenin, in Cisgiordania. Secondo l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), otto palestinesi sono stati uccisi dai soldati israeliani.

All’indomani dell’insediamento di Donald Trump, da cui Israele spera di ricevere un sostegno incondizionato, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha spiegato che l’obiettivo è “sradicare il terrorismo a Jenin”, nel nord della Cisgiordania, territorio occupato da Israele dal 1967.

“Otto persone sono morte e circa trentacinque sono rimaste ferite nell’aggressione israeliana”, ha affermato in un comunicato il ministero della salute dell’Anp.

Jenin, e in particolare il suo campo profughi, dove sono attivi dei gruppi armati palestinesi, è presa regolarmente di mira dall’esercito israeliano.

Negli ultimi mesi l’esercito ha condotto varie operazioni in città, isolando anche alcuni quartieri.

Il 14 gennaio sei palestinesi erano morti in un raid aereo su Jenin.

Le violenze in Cisgiordania si sono intensificate dopo il 7 ottobre 2023, quand’è cominciata la guerra tra Israele e Hamas, prima che il 19 gennaio entrasse in vigore nella Striscia di Gaza una fragile tregua.

Dall’inizio della guerra a Gaza, almeno 845 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania dai soldati israeliani o dai coloni, secondo il ministero della salute dell’Anp.

Nello stesso periodo ventinove israeliani, tra soldati e civili, sono morti negli attacchi palestinesi o nelle operazioni militari, secondo Israele.

Intanto, il 21 gennaio il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, il generale Herzi Halevi, ha annunciato le sue dimissioni a partire dal 6 marzo, motivandole con le sue responsabilità nel “fallimento del 7 ottobre”, riferendosi all’attacco senza precedenti di Hamas in territorio israeliano.